Volontari nello sport dilettantistico: quando la gratuità incontra la responsabilità

Nel mondo dello sport dilettantistico il volontariato rappresenta, da sempre, una risorsa preziosa. Allenamenti, gare, eventi, manutenzione degli spazi, attività di supporto: spesso sono i volontari a garantire la continuità quotidiana delle associazioni sportive. Eppure, proprio questa dimensione “naturale” del volontariato rischia talvolta di essere sottovalutata sul piano delle responsabilità giuridiche e organizzative che ne derivano.

La riforma dello sport ha segnato un cambio di paradigma chiaro: il volontario sportivo non è più una figura informale, lasciata all’autoregolazione dell’ente, ma entra a pieno titolo nel perimetro di responsabilità dell’ASD o SSD. Non perché venga meno la gratuità del suo impegno, ma perché cresce la consapevolezza che ogni attività svolta all’interno dell’ente, anche se non direttamente sportiva, può generare rischi, obblighi e conseguenze.

Il tema emerge con particolare evidenza quando si guarda alle cosiddette attività “di contorno”: piccoli interventi di manutenzione, sistemazione degli impianti, preparazione delle attrezzature, attività di supporto logistico. Sono mansioni essenziali per la vita dell’associazione, spesso svolte con spirito di servizio e senza alcuna formalizzazione. Proprio per questo, però, rappresentano una delle aree più delicate sotto il profilo assicurativo e della responsabilità.

Il nodo centrale non è stabilire se il volontario sia o meno “coperto” da una tessera o da una polizza standard, ma comprendere come l’ente sportivo governa il rischio. Affidarsi esclusivamente a coperture generiche, spesso automatiche e non sempre calibrate sulle attività effettivamente svolte, significa rinunciare a una visione consapevole dell’organizzazione. Una ASD strutturata non si limita a sperare che “in caso di bisogno ci sia una copertura”, ma costruisce un sistema coerente di tutele.

In questo senso, la distinzione tra assicurazione personale del volontario e polizza di responsabilità civile dell’ente assume un valore che va oltre l’aspetto tecnico. La prima tutela il singolo; la seconda racconta il livello di maturità dell’associazione. È nella polizza dell’ente che si riflette la capacità di leggere le proprie attività, valutarne i rischi e assumersene la responsabilità in modo trasparente verso soci, volontari e terzi.

Un altro passaggio culturale fondamentale riguarda la formalizzazione dei ruoli. La lettera di incarico al volontario viene spesso percepita come un adempimento superfluo, quasi una burocratizzazione dello spirito associativo. In realtà, rappresenta uno strumento di tutela reciproca: chiarisce cosa viene richiesto, in quali limiti, con quali modalità e sotto quali coperture. Non serve a “blindare” il volontariato, ma a renderlo sostenibile nel tempo, evitando ambiguità che possono trasformarsi in contenziosi.

Il punto, allora, non è ridurre il volontariato a una questione assicurativa, ma inserirlo in una visione più ampia di responsabilità sociale dell’ente sportivo. La gratuità dell’attività non elimina il dovere di proteggere chi opera per l’associazione, né quello di prevenire situazioni di rischio per l’organizzazione stessa. Al contrario, è proprio il valore umano del volontariato a richiedere maggiore attenzione, chiarezza e rispetto.

In un contesto normativo sempre più attento alla tutela delle persone e alla tracciabilità delle responsabilità, le ASD e SSD sono chiamate a un salto di qualità. Non basta più “fare come si è sempre fatto”. Occorre interrogarsi su come vengono gestite le attività, su chi le svolge, su quali strumenti di tutela vengono messi in campo. È in questa capacità di governo – e non nel numero di adempimenti – che si misura oggi la solidità di un ente sportivo.

Lo sport dilettantistico continuerà a vivere grazie ai volontari. Ma il futuro del sistema passa dalla capacità di riconoscere che anche la gratuità ha bisogno di regole, di protezione e di una cultura organizzativa all’altezza delle responsabilità che lo sport, oggi, porta con sé.

✍️ di Luca Canale 
Commercialista del Lavoro – Consigliere Regionale ASC Campania

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